La valutazione

Le cerebrolesioni acquisite determinano conseguenze drammatiche anche nelle condizioni future di vita del paziente, per tale motivo il riabilitatore deve elaborare un progetto di trattamento quanto più possibile realistico e coerente con le possibilità di recupero e reinserimento del paziente, evitando di suscitare aspettative non raggiungibili. A tale scopo, sono stati identificati degli indici predittivi in fase acuta (Choi et al., 1991; Stocchetti e Mazzucchi, 1998; Mazzucchi e Lombardi, 2010), tra i quali è presente la Glasgow Coma Scale (GCS) (Jennett e Teasdale, 1981), una scala di valutazione neurologica utilizzata per tenere traccia dell’evoluzione clinica dello stato del paziente in coma. Tale scala prevede la valutazione combinata di risposte a stimoli di tipo oculare (E), verbale (V) e motorio (M) e si esprime sinteticamente con un numero che corrisponde alla somma delle singole valutazioni per ogni funzione. Il punteggio può assumere tutti i valori, da un minimo di 3 ad un massimo di 15. Quest’ultimo valore è quello che si ottiene dal paziente cosciente, mentre i punteggi progressivamente più bassi indicano una sempre maggiore compromissione della coscienza, che corrisponde ad un punteggio uguale o inferiore a 8.
La GCS è stata inizialmente utilizzata per valutare il livello di coscienza dopo un trauma cranico. In seguito il suo uso è stato esteso a tutti i pazienti in fase acuta, sia con patologie di natura medica che traumatica (Price e Miller, 2000).
Altri indici predittivi nella fase acuta, sono la durata dello stato di coma e la durata dell’amnesia post-traumatica (Wilson et al., 1994; Brown et al., 2005), definita come il periodo di tempo, a partire dal trauma, durante il quale il paziente non è in grado di rievocare gli eventi delle ventiquattro ore precedenti. Diversi studi hanno inoltre individuato tra i fattori che interferiscono con l’outcome l’età (Livingston et al., 2005); il livello di istruzione (Livingston et al., 2005); l’assunzione premorbosa di alcol e sostanze stupefacenti (Lange et al., 2007) e, infine, la comparsa di eventuali complicanze.
La programmazione del trattamento riabilitativo cognitivo deve procedere da indicazioni che riguardano la gravità degli esiti, il profilo sintomatologico, la fase evolutiva nella quale si interviene, la scelta metodologica di volta in volta più opportuna. Gli obiettivi che si prospettano vengono definiti in base agli esiti motori e cognitivo-comportamentali prevedibili e in base al tipo di reinserimento socio-lavorativo che appare realistico prefiggersi (Basaglia, 2002).
Nella definizione del programma riabilitativo si deve procedere, oltre che alla gravità clinica del paziente, anche in base alla fase evolutiva in cui si trova il soggetto quando giunge all’osservazione.

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